La disperazione e l’equilibrio

Di Gustave Doré – Wikipaintings, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=32398444

La meretrice che mai da l’ospizio 
di Cesare non torse li occhi putti, 
morte comune e de le corti vizio,                                   

infiammò contra me li animi tutti; 
e li ’nfiammati infiammar sì Augusto, 
che ’ lieti onor tornaro in tristi lutti.                                 

L’animo mio, per disdegnoso gusto, 
credendo col morir fuggir disdegno, 
ingiusto fece me contra me giusto.  

D. Alighieri, Inferno, XIII, vv. 63-72

Queste parole, tratte dal Canto XIII dell’Inferno dantesco, sono pronunciate da Pier delle Vigne, segretario dell’imperatore Federico II, suicidatosi dopo essere stato travolto da un’ondata di false accuse che, di fatto, posero fine alla sua carriera a corte. Schiacciato dal peso dell’umiliazione e incapace di discolparsi, si convinse che tale disonore potesse essere superato solo rinunciando volontariamente alla vita: così facendo, però, cedette alla disperazione, così da rendersi – nel tentativo di farsi giustizia – ‘ingiusto verso se stesso’. Le considerazioni ispirate da questo testo nella seconda puntata del nostro podcast, disponibili qui:

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