La solitudine tra luce e vento

Questo brano è tratto da Archivio dei bambini perduti” di Valeria Luiselli. Si tratta di un capitolo, composto da un’unica frase, o, se vogliamo, da tante immagini differenti separate tra loro da virgole, come un vero e proprio flusso di coscienza.

I due bambini, senza nome (vengono chiamati ‘il maschio’ e ‘la femmina’), sono perduti, come i bambini del titolo, in mezzo al nulla, senza alcun punto di riferimento. Il maschio parla con sua sorella, o forse dialoga tra sé e sé, in quel mare di luce che impedisce di pensare lucidamente, perché l’unico pensiero che picchia dietro le tempie è riferito alla fame e alla sete e alla paura. La luce inonda ogni cosa fino ad annullare il senso del concreto, fino a far dimenticare che esiste un mondo oltre la cortina di luce bianca.

Tutti, probabilmente, abbiamo provato la sensazione di svanire dentro la luce, di vedere il mondo dissolversi dietro essa, e pensare che non esistesse più niente oltre il nostro corpo. Poi, improvvisamente, riaffiora la consapevolezza del mondo materiale. Può essere piacevole se si è sdraiati in un posto sicuro, un po’ di meno in mezzo al deserto.

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