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Mosaico Dantesco

L’ ADI-DS, la sezione didattica dell’ Associazione Degli Italianisti, ha proposto ai propri membri e più in generale alle scuole italiane di collaborare alla realizzazione di un “videomosaico” dantesco, in occasione del settecentesimo anniversario della morte di Dante. La classe V B del corso scientifico del nostro Liceo è riuscita ad entrare nel novero dei 100 gruppi a cui è stato affidato il compito di realizzare un breve video (di massimo tre minuti) in cui la breve sintesi del canto fosse accompagnata da una parola che lo potesse rappresentare, dalla lettura di almeno cinque terzine e da alcune immagini evocative del canto. Tra i protagonisti lettori ci sono @sarazul02 e @samuelcafasso: ve lo proponiamo in questa pagina in anteprima. Il canto che ci è stato affidato è il XII del Paradiso, che ha per protagonista indiretto San Domenico di Calaruega, il cui elogio viene cantato dal francescano Bonaventura da Bagnoregio, mentre gli spiriti sapienti danzano in cerchio intorno a Beatrice e a Dante, che li paragona a “sempiterne rose”

Per chi volesse invece visionare il progetto completo, ecco il link alla pagina del sito

https://www.italianisti.it/adi-sd/centenario-dantesco

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L’ALTRA FRONTIERA

Lo scorso 11 dicembre ha avuto inizio il progetto #GenerazioneEU, organizzato dall’Università Bocconi e da “La Repubblica”, in collaborazione con la Rappresentanza italiana della Commissione Europea e l’Ufficio in Italia del Parlamento Europeo, rivolto a studenti e studentesse delle scuole superiori italiane, che sono stati coinvolti in attività di divulgazione e di impegno in relazione all’Europa e all’essere cittadini europei. I ragazzi e le ragazze, attraverso la piattaforma Repubblica@scuola sono stati impegnati in contest redazionale e ad un video-corso online. 

Partendo dal discorso sullo Stato dell’Unione 2020, gli studenti partecipanti al contest – da soli o in gruppo – hanno scritto un elaborato in uno dei seguenti format:

  • lettera indirizzata all’Europa
  • articolo giornalistico
  • campagna di Instagram

Il secondo posto assoluto nella categoria “articolo giornalistico” è stato meritato da Isabella Bulatović, studentessa del nostro Liceo, che ha partecipato con un testo dedicato al tema della migrazione nel contesto della Comunità Europea. Qui il testo del suo articolo, in attesa di poterla intervistare!


Se, da una parte, è vero che il fenomeno migratorio ha sempre avuto la lampante quanto indiscutibile caratteristica dell’inarrestabilità, d’altro canto è altrettanto vero che, pur essendo a tal punto “prevedibile”, trovarvi una soluzione equanime si è costantemente rivelato un ostacolo non da poco.

In particolare, la cosiddetta questione dell’“immigrazione clandestina” – oltre che essere uno dei più amati oggetti di pubblica polemica – è anche uno dei problemi che più anima il dibattito europeo. E mentre le divergenti posizioni in riguardo rendono la discussione sempre più accesa e contorta ci si rende conto che, quella dell’immigrazione extra-EU, è una situazione che necessita al più presto di una risposta, tanto pronta quanto efficace.

Per andare dritti al dunque semplificando il dibattito, si potrebbe procedere secondo un’analisi, per così dire, “cartesiana”: il districamento del “quesito contorto” in “più semplici e numerosi quesiti”, di per sé dunque più abbordabili. Ne deriverebbe a questo punto una duplice scansione del fenomeno migratorio, diviso in problema a breve termine e problema a lungo termine.

Nel primo viene messa a fuoco la questione “immediata”: gli sbarchi, la conseguente riorganizzazione dello Stato ospitante. Riorganizzazione che dev’essere naturalmente il più reattiva possibile. Il problema a breve termine riguarda dunque un’adeguata accoglienza degli immigrati, la loro identificazione e l’eventuale ricongiungimento con i familiari, l’assegnazione di un alloggio e di un lavoro e l’integrazione nella comunità europea. Sullo sfondo, possibilmente non troppo fuori fuoco, la dignità e il rispetto della persona. Frontalmente, il problema a lungo termine riguarda tutte le implicazioni, per l’appunto, più “graduali”. La questione consta, principalmente, nell’individuazione e nel sistematico sanamento dei motivi primari che spingono i migranti extraeuropei ad abbandonare il proprio paese: detto più terra-terra, l’universale logica dell’“Aiutiamoli a casa loro”. Stiamo dunque parlando, per esempio, della leva militare obbligatoria (maschi e femmine dagli undici anni in su) imposta dalla presidenza Afewerki – che spiega come mai, il 13 ottobre 2013, il 90% dei naufraghi era eritreo; oppure, qualora se ne volesse parlare in una linea non così specifica, si potrebbe citare l’accaparramento di vaste zone a carico di speculatori ambientali, la mancanza di fondi per contrastare le conseguenze dei cambiamenti climatici o, ancora, le persecuzioni etnico-religiose. Ma stiamo parlando anche dello schiavismo precapitalistico del caporalato nei campi di pomodori della Capitanata italiana (e non solo); della cancrenosa politica di propaganda contro il migrante, che non manca, spesso e volentieri, di sfociare nel razzismo più tossico. E stiamo parlando, non ultimo, delle (possibili?) implicazioni derivate dal mercato europeo delle armi, le cui esportazioni – stando alla 17^ relazione annuale del Senato della Repubblica, 03/2016 – “autorizzate dagli Stati membri nel 2014 sono state pari a 98,4 miliardi di EUR”. Armi sulle cui destinazioni ci sarebbe da interrogarsi…

Ora, paradossalmente a quanto potrebbe sembrare, risolvere le problematiche rilevate attraverso l’analisi del “problema a lungo termine” di per sé non costituirebbe un grande ostacolo: basterebbe infatti stanziare un fondo specifico europeo (con obbligo di finanziamento annuale in relazione al prodotto interno lordo di ogni stato membro) mirato all’investimento per lo sviluppo dei paesi di provenienza dei migranti. Naturalmente accertandosi che vengano spesi a tal fine, e non per finanziare chi meglio si dedica alla soppressione della migrazione o ai rimpatri. Tali condizioni rispettate, anche se non ci porterebbero alla totale risoluzione del problema, ci farebbero comunque fare un enorme passo avanti. Migliorando, allo stesso tempo, la vita di milioni di persone.

D’altro canto, più complicato sarebbe invece risolvere le implicazioni del “problema a breve termine”. Ed è forse qui che, nei termini più assoluti, entra in gioco il “Principio di Solidarietà” enunciato dal Parlamento Europeo (art. 80 TFUE): perché quanto velato dal problema a breve termine è anche ciò che più tende ad allargare la frattura tra il Nord- Europa e i cosiddetti “PIGS”. Portugal, Italy, Greece and Spain costituiscono, ma guarda

il caso, le quattro frontiere geografiche contrapposte alla migrazione. Paesi che, continuamente, accusano l’Europa di essere lasciati soli a fronteggiare i milioni di profughi che, ogni anno, cercano di varcare i confini. Accuse, forse, infondate; ma che riflettono appieno quella voragine, o meglio, quell’altra frontiera, che ancora tiene separati “Nord e Sud”. Ed è chiaro che, se nelle fondamenta non ci si sente uniti – o, peggio, non lo si è proprio –, risolvere un problema come l’immigrazione irregolare e clandestina può diventare qualcosa di incredibilmente, vertiginosamente difficile. Se non, purtroppo, qualcosa di utopico e impossibile.

di Isabella Bulatovic

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Capitolo terzo

Nel corso di questo capitolo Holden ci apre la porta sulla sua vita al college: qualche informazione sulla storia della Pencey, qualche riflessione sui suoi scrittori preferiti… poi arriva il ragazzo che sta nella stanza accanto alla sua, Ackley, e l’irritazione si impossessa di Holden.

Lo scambio di battute tra i personaggi è pungente, ma anche divertito, forse, in fondo in fondo, anche Holden è contento di avere un po’ di compagnia, mentre quasi tutti gli altri studenti partecipano ad una festa… All’improvviso arriva il suo compagno di stanza, Stradlater, che lo informa di essere in procinto di uscire con una ragazza. Il tono di Holden si fa di nuovo brusco…

Insomma, in questo terzo capitolo ci è permesso scoprire qualche altro aspetto del  protagonista, che sa essere anche serio e sensibile; anche se Holden è incerto su come gestire la propria vita, comprende il valore dei rapporti umani.

Valentina Colombo dona la voce a Holden Caulfield

Bianca Tettamanti dona la voce ad Ackley

Sofia Petito dona la voce a Stradlater

Accompagnamento musicale proposto

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La morte tirò per loro

Foto di Sara Zuliani

Il passo scelto è tratto dal romanzo di Margaret Mazzantini Venuto al mondo (2008), in cui viene raccontata la vita di Gemma, la protagonista, dal giorno dell’incontro con l’amore della sua vita, che avviene in Bosnia, nel 1984 a Sarajevo, e la nascita del figlio Pietro, venuto al mondo proprio durante la guerra in Bosnia ed Erzegovina (1992-1995). La storia di Gemma avrà quello che possiamo definire un “lieto fine”, anche se – purtroppo – non per tutti i protagonisti del romanzo è così. La loro tragedia è raccontata anche attraverso i ricordi e le emozioni di un grande amico di Gemma, il bosniaco Gojko, figlio di Mirna e fratello maggiore di Sebina, che moriranno poco prima della fine dell’assedio della città. 

Sara Zuliani dona la voce a Gemma

Maria Chiara Tomasicchio dona la voce a Gojko 

Demetra Mattiroli dona la voce a Pietro

Matilde Testa dona la voce alla poesia di Gojko

Suggerimento di ascolto

Miss Sarajevo, testo e musica dei Passengers ( U2 e Brian Eno), accompagnati da Luciano Pavarotti

Three Letters from Sarajevo, di Goran Bregović

Suggerimenti di lettura

Joe Kubert, Fax da Sarajevo, Mondadori Comics, 1999

Fax da Sarajevo di Joe Kubert, una testimonianza della guerra in Bosnia

Z. Filipović, Diario di Zlata, Rizzoli, 1993

Sarajevo Debelo Brdo di Julian Nyča
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Capitolo secondo

《 La sua porta era aperta, ma io bussai un pochino lo stesso, tanto per far l’educato e cosí via. L’avevo anche visto, oltre tutto. Stava seduto in una grande poltrona di pelle, tutto arrotolato in quella coperta che vi ho detto prima.  Quando bussai mi guardò. – Chi è? – gridò. – Caulfield? Vieni,  figliolo -. 》


Il secondo capitolo si apre con la visita di Holden al vecchio e malato professor Spencer, che, nonostante l’età avanzata, ha suscitato nel ragazzo  un moto di simpatia, forse anche di affetto. Tuttavia, anche se durante l’incontro, il professore si mostra seriamente preoccupato per il futuro di Holden, la pena che inizialmente il ragazzo prova si trasformano pian piano in fastidio e poi in irritazione. Holden si pente di essersi recato a casa del suo insegnante e cerca di liberarsi al più presto, fantasticando dentro di sé sul suo imminente ritorno a New York…

Isabella Malatrasi dona la voce a Holden 

Samuel Cafasso dona la voce al professor Spencer

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I gufi e gli angeli

«L’universo non ha un centro,
ma per abbracciarsi si fa cosí:
ci si avvicina lentamente
eppure senza motivo apparente,
poi allargando le braccia,
si mostra il disarmo delle ali,
e infine si svanisce,
insieme,
nello spazio di carità
tra te
e l’altro».

Chandra Livia Candiani, da La bambina pugile, ovvero La precisione dell’amore, Einaudi, 2014

Skellig è il romanzo d’esordio di David Almond, edito per la prima volta in Inghilterra nel 1998. Racconta una storia curiosa: la storia di Michael, un ragazzino che, con l’aiuto di una vicina, del cibo cinese e della birra scura, dona nuova vita a un essere malridotto e singolare di nome Skellig, un uomo stanco di vivere, malato di artrite, ma dotato di ali. Non si sa chi sia né da dove venga, ma si sa che dietro un aspetto ripugnante nasconde un animo profondo e  buono, in grado di dare forza a chi lo circonda, di farlo sognare e volare con le sue ali. 

Quella di Michael e Skellig è una favola moderna, che non ha bisogno di dimostrare niente a nessuno, non gioca sui colpi di scena né su antagonisti carismatici: è solo la normalissima storia di un uomo che guarisce dall’artrite e da non si sa bene quale passato con l’aiuto di alcuni amici. Il romanzo non nasconde le difficoltà della vita: la sorellina del protagonista, Mina, è malata di cuore e Skellig ha l’artrite, ma non c’è nessuno a cui dare la colpa. Del resto, la ricerca di un colpevole per qualsiasi cosa è un’azione infantile e l’autore vuole essere un maestro per i suoi lettori, che sono sì dei bambini, ma che prima o poi cresceranno e si porteranno nel cuore tante domande destinate a restare senza risposta e tante difficoltà che non potranno essere imputate a nessuno.

Non ci viene spiegato nulla di superfluo di quello che succede: sappiamo che Skellig e la sorellina di Michael sono malati e sappiamo che – alla fine – guariscono, nel corpo e nell’anima. Sappiamo che prima Michael si sente solo e poi non più. Non conosciamo il superfluo perchè non ci deve importare di null’altro che delle emozioni dei personaggi, di come essi crescano imparando ad amarsi l’un l’altro, come si impara da piccoli a camminare, o, nel caso della sorellina del protagonista, a far battere il proprio cuore.

Sono convinta che questo libro vada letto da bambini per imparare a familiarizzare con l’idea che anche dopo che si sarà cresciuti andrà bene farsi aiutare da qualcuno a rinascere, che anche da grandi sarà possibile volare e amare. Ma penso che vada letto anche da adulti, per ricordarsene e lasciarsi cullare da questa consapevolezza.

Foto della copertina del volume, di Maria Chiara Tomasicchio (libro e foto!)

Presto online

Da venerdì 2 aprile, online la lettura integrale del romanzo Il giovane Holden, di J. D. Salinger, che ha segnato la formazione di più di una generazione.

Questo romanzo, pubblicato da J. D. Salinger nel 1951, con il titolo The Catcher in the Rye, poi tradotto in italiano nel 1952 con il titolo Il Giovane Holden, rappresenta un vero e proprio segno di riconoscimento nei confronti di una vita vissuta all’insegna della libertà, dell’indipendenza, della scaltrezza e di tutto ciò di più diverso potrà suscitare in voi attraverso questo podcast. Prendono vita, da questo primo capitolo, un personaggio e una storia che – lo speriamo veramente – vi avvinceranno, capitolo dopo capitolo; voce dopo voce.

Il giovane Holden

Capitolo primo

“Se avete davvero voglia di sentire questa storia, magari vorrete sapere prima di tutto dove sono nato e che schifo di infanzia ho avuto e che cosa facevano i miei genitori e compagnia bella prima che arrivassi io, e tutte quelle baggianate alla David Copperfield, ma a me non mi va proprio di parlarne.”

Giovinezza e sfrontatezza, le parole d’ordine di queste prime pagine

Holden è sfacciato, simpatico, tremendamente onesto, nostalgico, indipendente. Ci siamo imbattuti in lui quasi per caso, spinti a leggere il romanzo di J. D. Salinger – il cui titolo originale è The Catcher in the Rye (pubblicato nel 1951 e tradotto per la prima volta in italiano nel 1952) – un po’ perché il suo giovane protagonista ha più o meno la nostra età, perché ha tratti che ancora affascinano per la loro dimensione provocatoria, un po’ perché – proprio quegli stessi tratti – provocano anche un effetto di straniamento e di irritazione, un po’ perché è stato un romanzo culto per più di una generazione e ci sembrava interessante capire per quale motivo lo fosse diventato.

A noi ha regalato infinite e diversissime emozioni: la sua personalità ci è apparsa fin da subito complessa e, a tratti, contraddittoria: ed è proprio questa sua complessità che vorremmo riuscire a trasmettere attraverso la nostra lettura.

Il romanzo narra un piccolo frammento della vita di Holden, poco meno di una settimana, in cui il giovane si trova ad affrontare una serie di eventi e di decisioni che cambieranno la sua esistenza.

In questo primo capitolo il protagonista, dopo essere venuto a conoscenza della sua espulsione da uno dei più prestigiosi college statunitensi, quello di Pencey, dove lo aveva indirizzato la sua famiglia, si reca in visita dal suo professore di storia, per congedarsi da lui prima di lasciarsi definitivamente alle spalle la sua esperienza…

Buon ascolto

fotografia di Alessio Ferrario, 31 marzo 2021

Incipit

Foto di un cielo progressivamente illuminato dalla luce del sole, il cui colore passa dal rosa al blu zaffiro, sopra una catena di montagne ancora nere.
Foto di M. Geninazza,
“Stelle veloci d’altri tempi. Omaggio a Alda Merini”.

Dolce color d’oriental zaffiro, 
che s’accoglieva nel sereno aspetto 
del mezzo, puro infino al primo giro,   

a li occhi miei ricominciò diletto, 
tosto ch’io usci’ fuor de l’aura morta 
che m’avea contristati li occhi e ‘l petto.       

Lo bel pianeto che d’amar conforta 
faceva tutto rider l’oriente, 
velando i Pesci ch’erano in sua scorta.                        

Dante Alighieri, Purgatorio, I, vv. 12-21

Ci è toccato in sorte – o abbiamo avuto la fortuna – di poter pubblicare il primo articolo di questo nostro blog, dedicato alla lettura e alla letteratura, il 25 marzo 2021: una data che ha, per gli amanti della letteratura e dalla lettura, un significato particolare. Dallo scorso anno, in questa giornata si celebra infatti il “Dantedì”: secondo alcuni studiosi – anche se la questione non è ancora del tutto definita – proprio il 25 marzo del 1300 aveva avuto inizio il suo viaggio, in compagnia di Virgilio e poi dell’amata Beatrice, attraverso l’Inferno, il Purgatorio e il Paradiso. La ricorrenza è quest’anno ancora più significativa, visto che nel 2021 ricorrono i settecento anni dalla morte di Dante, avvenuta nel settembre del 1321, probabilmente in seguito a una febbre malarica, che lo colse mentre rientrava a Ravenna da un’ambasceria. Ci è toccato in sorte – o abbiamo avuto la fortuna – di poter pubblicare il primo articolo di questo nostro blog, dedicato alla lettura e alla letteratura, il 25 marzo 2021: una data che ha, per gli amanti della letteratura e dalla lettura, un significato particolare. Dallo scorso anno, in questa giornata si celebra infatti il “Dantedì”: secondo alcuni studiosi – anche se la questione non è ancora del tutto definita – proprio il 25 marzo del 1300 aveva avuto inizio il suo viaggio, in compagnia di Virgilio e poi dell’amata Beatrice, attraverso l’Inferno, il Purgatorio e il Paradiso. La ricorrenza è quest’anno ancora più significativa, visto che nel 2021 ricorrono i settecento anni dalla morte di Dante, avvenuta nel settembre del 1321, probabilmente in seguito a una febbre malarica, che lo colse mentre rientrava a Ravenna da un’ambasceria.

La poesia di Dante, però, celebra soprattutto la vita: quella degli uomini e delle donne – del suo tempo e del suo passato -, quella della natura, del cielo e delle stelle: siano dunque tre terzine di Dante l’incipit di questo blog, in cui il cielo del Purgatorio si schiude a un colore, che è promessa e premessa di poesia e di libertà.