Presto online

Da venerdì 2 aprile, online la lettura integrale del romanzo Il giovane Holden, di J. D. Salinger, che ha segnato la formazione di più di una generazione.

Questo romanzo, pubblicato da J. D. Salinger nel 1951, con il titolo The Catcher in the Rye, poi tradotto in italiano nel 1952 con il titolo Il Giovane Holden, rappresenta un vero e proprio segno di riconoscimento nei confronti di una vita vissuta all’insegna della libertà, dell’indipendenza, della scaltrezza e di tutto ciò di più diverso potrà suscitare in voi attraverso questo podcast. Prendono vita, da questo primo capitolo, un personaggio e una storia che – lo speriamo veramente – vi avvinceranno, capitolo dopo capitolo; voce dopo voce.

Il giovane Holden

Capitolo primo

“Se avete davvero voglia di sentire questa storia, magari vorrete sapere prima di tutto dove sono nato e che schifo di infanzia ho avuto e che cosa facevano i miei genitori e compagnia bella prima che arrivassi io, e tutte quelle baggianate alla David Copperfield, ma a me non mi va proprio di parlarne.”

Giovinezza e sfrontatezza, le parole d’ordine di queste prime pagine

Holden è sfacciato, simpatico, tremendamente onesto, nostalgico, indipendente. Ci siamo imbattuti in lui quasi per caso, spinti a leggere il romanzo di J. D. Salinger – il cui titolo originale è The Catcher in the Rye (pubblicato nel 1951 e tradotto per la prima volta in italiano nel 1952) – un po’ perché il suo giovane protagonista ha più o meno la nostra età, perché ha tratti che ancora affascinano per la loro dimensione provocatoria, un po’ perché – proprio quegli stessi tratti – provocano anche un effetto di straniamento e di irritazione, un po’ perché è stato un romanzo culto per più di una generazione e ci sembrava interessante capire per quale motivo lo fosse diventato.

A noi ha regalato infinite e diversissime emozioni: la sua personalità ci è apparsa fin da subito complessa e, a tratti, contraddittoria: ed è proprio questa sua complessità che vorremmo riuscire a trasmettere attraverso la nostra lettura.

Il romanzo narra un piccolo frammento della vita di Holden, poco meno di una settimana, in cui il giovane si trova ad affrontare una serie di eventi e di decisioni che cambieranno la sua esistenza.

In questo primo capitolo il protagonista, dopo essere venuto a conoscenza della sua espulsione da uno dei più prestigiosi college statunitensi, quello di Pencey, dove lo aveva indirizzato la sua famiglia, si reca in visita dal suo professore di storia, per congedarsi da lui prima di lasciarsi definitivamente alle spalle la sua esperienza…

Buon ascolto

fotografia di Alessio Ferrario, 31 marzo 2021

Incipit

Foto di un cielo progressivamente illuminato dalla luce del sole, il cui colore passa dal rosa al blu zaffiro, sopra una catena di montagne ancora nere.
Foto di M. Geninazza,
“Stelle veloci d’altri tempi. Omaggio a Alda Merini”.

Dolce color d’oriental zaffiro, 
che s’accoglieva nel sereno aspetto 
del mezzo, puro infino al primo giro,   

a li occhi miei ricominciò diletto, 
tosto ch’io usci’ fuor de l’aura morta 
che m’avea contristati li occhi e ‘l petto.       

Lo bel pianeto che d’amar conforta 
faceva tutto rider l’oriente, 
velando i Pesci ch’erano in sua scorta.                        

Dante Alighieri, Purgatorio, I, vv. 12-21

Ci è toccato in sorte – o abbiamo avuto la fortuna – di poter pubblicare il primo articolo di questo nostro blog, dedicato alla lettura e alla letteratura, il 25 marzo 2021: una data che ha, per gli amanti della letteratura e dalla lettura, un significato particolare. Dallo scorso anno, in questa giornata si celebra infatti il “Dantedì”: secondo alcuni studiosi – anche se la questione non è ancora del tutto definita – proprio il 25 marzo del 1300 aveva avuto inizio il suo viaggio, in compagnia di Virgilio e poi dell’amata Beatrice, attraverso l’Inferno, il Purgatorio e il Paradiso. La ricorrenza è quest’anno ancora più significativa, visto che nel 2021 ricorrono i settecento anni dalla morte di Dante, avvenuta nel settembre del 1321, probabilmente in seguito a una febbre malarica, che lo colse mentre rientrava a Ravenna da un’ambasceria. Ci è toccato in sorte – o abbiamo avuto la fortuna – di poter pubblicare il primo articolo di questo nostro blog, dedicato alla lettura e alla letteratura, il 25 marzo 2021: una data che ha, per gli amanti della letteratura e dalla lettura, un significato particolare. Dallo scorso anno, in questa giornata si celebra infatti il “Dantedì”: secondo alcuni studiosi – anche se la questione non è ancora del tutto definita – proprio il 25 marzo del 1300 aveva avuto inizio il suo viaggio, in compagnia di Virgilio e poi dell’amata Beatrice, attraverso l’Inferno, il Purgatorio e il Paradiso. La ricorrenza è quest’anno ancora più significativa, visto che nel 2021 ricorrono i settecento anni dalla morte di Dante, avvenuta nel settembre del 1321, probabilmente in seguito a una febbre malarica, che lo colse mentre rientrava a Ravenna da un’ambasceria.

La poesia di Dante, però, celebra soprattutto la vita: quella degli uomini e delle donne – del suo tempo e del suo passato -, quella della natura, del cielo e delle stelle: siano dunque tre terzine di Dante l’incipit di questo blog, in cui il cielo del Purgatorio si schiude a un colore, che è promessa e premessa di poesia e di libertà.

La disperazione e l’equilibrio

Di Gustave Doré – Wikipaintings, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=32398444

La meretrice che mai da l’ospizio 
di Cesare non torse li occhi putti, 
morte comune e de le corti vizio,                                   

infiammò contra me li animi tutti; 
e li ’nfiammati infiammar sì Augusto, 
che ’ lieti onor tornaro in tristi lutti.                                 

L’animo mio, per disdegnoso gusto, 
credendo col morir fuggir disdegno, 
ingiusto fece me contra me giusto.  

D. Alighieri, Inferno, XIII, vv. 63-72

Queste parole, tratte dal Canto XIII dell’Inferno dantesco, sono pronunciate da Pier delle Vigne, segretario dell’imperatore Federico II, suicidatosi dopo essere stato travolto da un’ondata di false accuse che, di fatto, posero fine alla sua carriera a corte. Schiacciato dal peso dell’umiliazione e incapace di discolparsi, si convinse che tale disonore potesse essere superato solo rinunciando volontariamente alla vita: così facendo, però, cedette alla disperazione, così da rendersi – nel tentativo di farsi giustizia – ‘ingiusto verso se stesso’. Le considerazioni ispirate da questo testo nella seconda puntata del nostro podcast, disponibili qui: